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Gli sci della Madonna

Quest’opera nasce come riflessione critica sull’impatto delle Olimpiadi Invernali 2026 sulla città di Milano e sui suoi abitanti.

La figura centrale richiama la Madonnina, simbolo di Milano dal 1774, reinterpretata non in chiave religiosa ma come icona di protezione e identità urbana. La sua presenza rappresenta la città e i cittadini, osservati non dall’alto ma immersi nella materia e nelle conseguenze delle trasformazioni in atto.

La Madonnina è raffigurata innevata, ghiacciata e immobilizzata. Il corpo bloccato diventa metafora di una città rallentata, congestionata, resa difficile da attraversare e da vivere. Scuole chiuse, strade interrotte, spostamenti complessi e costi elevati segnano una quotidianità sospesa, spesso invisibile nel racconto ufficiale dell’evento.

Lo scettro, simbolo di potere e autorità, è caduto a terra ed è sepolto nella neve: un potere che promette sviluppo ma che non tutela in modo equo tutti. Al suo posto compaiono gli sci, dorati ma ingombranti, imposti alla figura come nuovo segno di dominio. Un potere che non nasce dalla scelta, ma dall’adattamento forzato.

Alla base, gli anelli olimpici emergono dalla neve, quasi soffocati: non più emblema universale di unione, ma presenza pesante, stratificata, che grava sul tessuto urbano e sociale.

L’opera dà voce a quella parte di cittadinanza che non trae beneficio diretto dall’evento, ma ne subisce le conseguenze: lavoratori, famiglie, persone fragili, chi deve accedere a cure o servizi essenziali in una città trasformata in funzione dello spettacolo.

Non è un rifiuto dello sport né un attacco ideologico, ma uno spazio di interrogazione.
Un’immagine congelata che invita a fermarsi, osservare e domandarsi chi resta fuori dal racconto della grande celebrazione.

Come in tutta la mia ricerca, l’opera rimane aperta alla libera interpretazione.

Disponibile con cupola di vetro inclusa 20x20x30 cm

Materiali : Bronzo, marmo, resine, legno, foglia d’oro, pasta materica

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Quest’opera nasce come riflessione critica sull’impatto delle Olimpiadi Invernali 2026 sulla città di Milano e sui suoi abitanti.

La figura centrale richiama la Madonnina, simbolo di Milano dal 1774, reinterpretata non in chiave religiosa ma come icona di protezione e identità urbana. La sua presenza rappresenta la città e i cittadini, osservati non dall’alto ma immersi nella materia e nelle conseguenze delle trasformazioni in atto.

La Madonnina è raffigurata innevata, ghiacciata e immobilizzata. Il corpo bloccato diventa metafora di una città rallentata, congestionata, resa difficile da attraversare e da vivere. Scuole chiuse, strade interrotte, spostamenti complessi e costi elevati segnano una quotidianità sospesa, spesso invisibile nel racconto ufficiale dell’evento.

Lo scettro, simbolo di potere e autorità, è caduto a terra ed è sepolto nella neve: un potere che promette sviluppo ma che non tutela in modo equo tutti. Al suo posto compaiono gli sci, dorati ma ingombranti, imposti alla figura come nuovo segno di dominio. Un potere che non nasce dalla scelta, ma dall’adattamento forzato.

Alla base, gli anelli olimpici emergono dalla neve, quasi soffocati: non più emblema universale di unione, ma presenza pesante, stratificata, che grava sul tessuto urbano e sociale.

L’opera dà voce a quella parte di cittadinanza che non trae beneficio diretto dall’evento, ma ne subisce le conseguenze: lavoratori, famiglie, persone fragili, chi deve accedere a cure o servizi essenziali in una città trasformata in funzione dello spettacolo.

Non è un rifiuto dello sport né un attacco ideologico, ma uno spazio di interrogazione.
Un’immagine congelata che invita a fermarsi, osservare e domandarsi chi resta fuori dal racconto della grande celebrazione.

Come in tutta la mia ricerca, l’opera rimane aperta alla libera interpretazione.

Disponibile con cupola di vetro inclusa 20x20x30 cm

Materiali : Bronzo, marmo, resine, legno, foglia d’oro, pasta materica